Brexit: stepping off a cliff or indipendence day?

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Il 20 marzo alle ore 10:30 presso l’Università degli Studi Link Campus University, si è tenuto il convegno “Brexit: stepping off a cliff or indipendence day?”.

Il convegno determina il primo atto di una collaborazione italo-britannica post Brexit, ed è stato organizzato in occasione della firma del Protocollo d’intesa tra l’Università degli Studi Link Campus University e la London School of Economics and Political Science, tenutasi lo stesso giorno nella sede dell’università romana.

Sono intervenuti: Franco Frattini – Presidente del Corso in Studi Strategici e Scienze Diplomatiche e Presidente della SIOI, Vincenzo Scotti – Presidente dell’Università degli Studi Link Campus University, Michael Cox – Direttore della LSE IDEAS e Professore di Relazioni Internazionali presso la LSE.

Intervista de LA STAMPA a Michael Cox:

«Lasciatemi dire che ci sono questioni internazionali molto più urgenti di Brexit», dice Michael Cox, direttore della London School of Eco­nomics, ieri a Roma per si­glare un importante accordo di collaborazione con la Link Campus University, il primo di questo genere con un’universi­tà italiana.

Michael Cox, non è stato dun­que l’effetto Brexit a ispirare l’iniziativa di una partnership con un’università italiana?
«Con o senza Brexit questo è un buon accordo, direi uno dei migliori che abbiamo siglato. E poi ripeto, ci sono questioni più urgenti di Brexit».

Ad esempio?
«La crescita della Cina, le diffi­cili relazioni con la Russia, la crisi in Siria, l’emergenza mi­granti, enormi problemi di sta­bilità in Medio Oriente e ora anche difficoltà nelle relazioni transatlantiche. E questo non lo dico animato da un sentimento anti-europeo, anzi credo che noi, proprio come europei, dobbiamo avere la forza di guardare fuori dall’Europa».

Dunque ritiene che Brexit non avrà un impatto troppo negati­vo nel mondo delle università britanniche, della ricerca, del reperimento fondi?
«Spero che sia così. Noi abbia­ mo un gran numero di studenti che vengono da tutto il mondo. Spero che i negoziati siano bre­vi e sia presto chiaro quali sa­ranno i reciproci diritti e dove­ri, sia dei cittadini britannici sia di quelli dell’Unione europea».

Europa in questo momento sta attraversando una fase cru­ciale. Cosa pensa del voto fran­cese?
«Guardi io capisco il populi­smo, nel senso che capisco le ragioni per cui la gente ha vo­tato per Brexit, per Trump, o per i partiti populisti. Non è una questione che coinvolge un solo Paese, si tratta di una crisi più generale dell’Occidente. La maggioranza delle persone è preoccupata per la disoccupazione, le disugua­glianze, l’eccesso di austerity, la globalizzazione. Trump al­la fine è stato eletto da coloro che non hanno avuto alcun beneficio dalla globalizzazio­ne. Anche chi ha votato per Brexit lo ha fatto nella con­vinzione che i vantaggi di stare nell’Unione fossero infe­riori agli svantaggi».

Lei è d’accordo?
«Possiamo discutere all’infini­to su questo punto, ma ormai il voto c’è stato. Ora per me è im­portante riconoscere che si tratta di una questione più generale. Diversamente non capiremo mai perché le persone si muovono a destra delle vol­te anche a sinistra, per la veri­tà  e quindi avremo ancora più difficoltà nella compren­sione del fenomeno».

È più preoccupato per Trump o per Putin?
«Trump è un presidente de­mocraticamente eletto, an­che se Hillary Clinton ha pre­so più voti, ma gli Stati Uniti restano gli Stati Uniti con o senza Trump. Il sistema di “check and balance” delle istituzioni americane è for­tissimo, l’opinione pubblica americana altrettanto, la stampa è libera, tutte cose che non si possono dire della Russia. Sono del resto molto pessimista sulle nostre rela­ zioni con la Russia dopo gli episodi di violazioni del dirit­to internazionale avvenuti in Ucraina e in Crimea. Davve­ro molto».

Guarda la nostra intervista a Michael Cox

Guarda il video integrale del convegno

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